Dalla metà del XVIII secolo gli inglesi, affascinati dal clima mediterraneo, cominciarono a frequentare l'Italia e il Sud della Francia, creando vere e proprie colonie, ma anche giardini all'inglese, ben inseriti in un ambiente talmente favorevole da ottenerne risultati impensabili nella madre patria. Fu il medico Tobias Smollett che nel 1776 magnificò l'arco di costa da Genova a Nizza come salutare e incantevole per coloro che avessero voluto beneficiare di una pausa felice lontano dall'Inghilterra. Sarebbero state coltivate da queste parti anche piante che in Gran Bretagna venivano cresciute solo in serra. Fino al 1860 la Riviera ligure (una Riviera che comprendeva ovviamente Mentone e Nizza, prima della loro cessione alla Francia) fu prevalente nelle scelte degli inglesi, mentre dopo quella data l'interesse si spostò maggiormente verso la Riviera francese che ne era il logico e naturale prolungamento e che a seguito di massicci interventi ed investimenti divenne la Costa Azzurra che conosciamo. Al tempo della Contea sabauda di Nizza, per fare un altro esempio, le flotte militari russe e americane usufruivano spesso di scali amici e miti a Villafranca (poi Villefranche, porto franco e sede della marina piemontese), su speciale concessione della corte di Torino.
Nondimeno Ospedaletti, Sanremo e Bordighera, ma anche Alassio ed altri centri della costa conservarono la loro capacità di richiamo. In particolare Bordighera, che Edmondo De Amicis definiva il Paradiso degli inglesi, e il che non fu solo per la fortuna che in Albione la Città delle Palme godette grazie alla fama suscitata dal romanzo il dottor Antonio. Gli inglesi, tuttavia prima ancora dei russi, che scesero dal Grande Nord per fruire del clima salubre della zona (e che con i cittadini di S.M. Britannica non ebbero rapporti troppo cordiali, per le note rivalità imperiali tra le due potenze in Crimea, in Afghanistan e negli Stretti, come si legge nelle Lettere da Sanremo di P.J. Chaikovskij, che nel centro matuziano trascorse una stagione ricca di ispirazione artistica), fecero delle città della Riviera dei piccoli "Regni Uniti" Qui trapiantarono le loro esperienze coloniali e di costume, non sempre in sintonia, a dire il vero, con le genti locali, dalle quali mantenevano spesso una altezzosa distanza, con il tempo peraltro stemperata.
Di notevole suggestione i Giardini Hanbury de La Mortola, autentico gioiello dei giardini all'inglese, che fu visitato persino dalla, Regina Vittoria, che preferiva spostarsi non di rado in incognito o sotto falsi nomi nella Francia meridionale. Analogo fascino suscitava la Villa Boccanegra e relativo giardino, oggi appartenente alla famiglia Piacenza(ma di questa si parlerà in altra occasione). Della presenza britannica nella nostra terra e nella Riviera francese è stato detto e scritto molto e non è qui il caso di ripetersi. Da aggiungere solo che la vita sociale inglese a Bordighera era concentrata intorno alla Chiesa Anglicana e in effetti nella città viveva il maggior numero di inglesi presenti in Italia. Sempre a Bordighera la famiglia degli Earl di Strathmore possedeva la villa con giardino che poi vendettero alla Regina Madre d'Italia, Margherita, mentre il Duca e la Duchessa di Leeds si erano stabiliti presso la Villa Selva Dolce, oggi di proprietà di un italiano.
Hieres, Mentone e Bordighera erano già dal '700 centri climatici rinomati. Sarà solo opportuno qui fare riferimento al contributo fondamentale che gli inglesi, ma anche gli svizzeri e i tedeschi, russi a parte, diedero all'industria moderna del turismo in Riviera. Certo era che per gli inglesi la Riviera ligure non appariva così eccitante come la consorella francese, ma offriva più tranquillità e genuinità. Non va dimenticato neppure il fatto che esistevano anche ville e giardini appartenenti ad italiani. Un contributo, quello di matrice turistica, esaltato soprattutto dalle tendenze del movimento paesaggista che faceva della zona, fin dal tardo XVIII secolo, come prima ricordato, un importante luogo di particolare suggestione nell'immaginario delle genti del Nord Europa. Un'industria, peraltro, quella turistica, che deve oggi ritrovare il proprio slancio dopo anni di criticità e di incertezza.
Pierluigi Casalino










