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Eventi | 22 febbraio 2022, 17:50

Sanremo: il Casinò apre la stagione dei Martedì Letterari sulle rotte del narcotraffico con il giornalista Valerio Cataldi (Foto e Video)

“Le terre di confine sono sotto il controllo dei criminali”. L’autore ha dibattuto con il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho e con padre Rito Julio Alvarez

Sanremo: il Casinò apre la stagione dei Martedì Letterari sulle rotte del narcotraffico con il giornalista Valerio Cataldi (Foto e Video)

Ospite d’eccezione e argomento di strettissima attualità per la nuova stagione dei Martedì Letterari del Casinò di Sanremo. Il Teatro dell’Opera ha ospitato questo pomeriggio il giornalista Rai Valerio Cataldi per la presentazione del suo ultimo libro “Narcotica, lungo le rotte della morte”, un viaggio sulle tratte del traffico di droga su scala internazionale. Inevitabile anche il riferimento alla nostra provincia, sempre al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine.

All’incontro è intervenuto anche il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho oltre a padre Rito Julio Alvarez, presidente dell’associazione “Oasi Angeli di Pace Odv” e fondatore di “Oasis de Amor Y Paz”. In collegamento ha portato il proprio saluto Giovanni Parapini, direttore di Rai per il Sociale.

L'intervista

Abbiamo attraversato molti confini per realizzare questo racconto e il confine è sempre un posto di grande traffico dove la legge viene a mancare e le grandi organizzazioni criminali hanno il controllo del territorio - ha dichiarato ai nostri microfoni Valerio Cataldi - sappiamo che questo avviene anche da noi, che la ‘ndrangheta non è un evento locale calabrese ma ha attraversato il confine e ha un’estensione e un controllo del narcotraffico anche in Europa”.

Non è facile tradurre in parole una serie di inchieste realizzate per la televisione. Eppure Valerio Cataldi, inviato della Rai, è riuscito a restituirci, attraverso la scrittura, i suoni, i colori, persino gli sguardi e gli umori delle donne e degli uomini che ha incontrato nei suoi viaggi. Penso ai bambini, alle loro mani consumate dalla raccolta delle foglie di coca nei campi, al loro desiderio di sfuggire alla miseria, alla loro voglia di continuare a studiare, allo spietato realismo di chi 'devo aiutare i miei, anche loro hanno fatto lo stesso mestiere'. Allo stesso modo risaltano le mani di chi impugna una pistola, con il calcio alzato e il colpo in canna, oppure la fatica degli inquirenti italiani costretti a ripercorrere gli itinerari del malaffare per scrutare le orme di una mafia sempre più assassina e sempre più transnazionale. Questo viaggio attraverso Messico, Colombia, Venezuela, Albania, per citare solo alcuni dei paesi dove è ambientato il viaggio, racconta, meglio di tanti saggi, il livello di connessione che lega mondi apparentemente distanti. Mafie e malaffare hanno legami profondi, condizionano la vita di milioni di persone, costringono alla schiavitù chi non ha nulla e ha bisogno di sopravvivere, realizzano un 'Gasdotto' destinato a unire i continenti e a inquinare istituzioni e politica, asservendole ai loro interessi, seminando morte e terrore; basti pensare alla guerra civile che ha insanguinato la Colombia o ai massacri che ancora segnato la vita del Messico. In questo lungo viaggio Valerio Cataldi ha trovato tracce di 'Casa nostra' che, purtroppo, non riguardano i rapporti tra antiche civiltà, ma l’odore dei soldi e l’internazionale del crimine. Basta leggere le pagine sulle inchieste condotte da Nicola Gratteri, il legame tra ’ndrangheta e traffico di droga, il tentativo di utilizzare persino la fede religiosa, o meglio una religione ridotta a superstizione, per sacralizzare l’atto assassino di far soldi umiliando e lacerando la dignità di quelli che Papa Francesco ha definito 'scarti umani', non più persone, ma cose da sfruttare e buttare nel più vicino cestino dei rifiuti. Dalla letture di queste pagine si capisce meglio, sia pure in forma indiretta, perché la Chiesa di Bergoglio abbia pronunciato parole così forti e definitive contro le mafie, gli inchini davanti alle statue della Madonna, il tentativo di nascondere l’illecito dietro il sacro. Se le mafie sono interconnesse sarà sempre più necessario che anche l’informazione lo sia, che nascano consorzi di inchiesta, che si ritorni alla valorizzazione del mestiere dell’inviato che non potrà mai essere sostituito dalla rete. Gli odori, i colori, le sfumature, hanno bisogno di un occhio umano e di un pensiero critico per essere restituiti nella loro pienezza, sfumature comprese” (Dalla prefazione di Beppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana).

“Narcotica, lungo le rotte della morte” è un viaggio tra Messico, Colombia, Albania e Italia, nelle zone del narcotraffico, dove lo Stato non esiste e dove governa il crimine organizzato. Un viaggio esclusivo in territori senza regole tra le milizie di Filo de Caballos, un piccolo villaggio roccaforte della polizia comunitaria dello Stato di Guerrero in Messico, che combatte una guerra feroce contro il cartello del sud; tra i bambini sfruttati nelle coltivazioni di coca del Catatumbo in Colombia ai confini con il Venezuela dove la guerriglia detta legge. Un viaggio che indaga sulla religiosità opportunistica della ’ndrangheta che venera la madonna di Polsi intrecciata con quella primordiale dei messicani e del culto pagano della Santa Muerte, “protettrice dei pistoleros”.

Un viaggio che segue il filo di esistenze che cercano di sopravvivere ai margini dell’impresa più redditizia del pianeta: il narcotraffico e il suo giro d’affari calcolato in 450 miliardi di dollari l’anno. Quelli che l’antropologo messicano Abel Barrera chiama “gli schiavi del mondo moderno”. Il libro “Narcotica” nasce dall’inchiesta televisiva di Raitre vincitrice del Premio “Franco Giustolisi – Fuori dall’Armadio”, edizione 2019.

Pietro Zampedroni

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